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Una casa divisa non può reggere.

Unire l'Italia, unire il Pd
Linee politico‐programmatiche del candidato alla Segreteria nazionale del Partito democratico
Andrea Orlando


Care amiche e cari amici, care compagne e cari compagni,


Quello che vi propongo è di ridurre le distanze. Quelle economiche, sociali, culturali. E anche le distanze tra di noi. Non è semplice perché viviamo in un mondo lacerato, in una società divisa e alla fine queste divisioni si sono proiettate anche su di noi. In un tempo nel quale il Presidente della Cina comunista fa l’elogio della globalizzazione e il Presidente degli Stati Uniti si pone alla testa dei suoi detrattori non ci sono ricette semplici e non basteranno slogan efficaci. Io avanzo alcune proposte e un percorso per costruirne insieme altre. Sì, perché vorrei che questi giorni che ci separano dal congresso siano anche l’occasione per far crescere dal basso un progetto, coinvolgendo quella parte del Paese che può guardare a noi e riconoscersi. L’Italia è un Paese bellissimo, l’abbiamo detto tante volte, ma è anche un Paese che continua a soffrire. Ha grandi risorse inespresse, il nostro lavoro è farle uscire allo scoperto, mobilitandole verso una riscossacivile e sociale. E questa riscossa può avvenire soltanto con i piedi ben piantati in Europa. “Se costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore, rischieremo che l’Europa appaia senza calore, senza vita ideale”. Tenendo a mente queste parole di Alcide De Gasperi, vorrei che il nostro sguardo fosse costantemente rivolto all’Europa, non solo perché là si collocano le nostre radici, ma soprattutto perché là sta il nostro avvenire, la dimensione minima per combattere l’ingiustizia e difendere la pace.

Quello che vi propongo è un percorso di partecipazione, verso quella Conferenza programmatica che avevo chiesto a tutto il PD, e che mi impegnerò io a organizzare a Napoli, l’8 aprile. Sarà il momento in cui, insieme, definiremo il progetto politico da presentare agli elettori nelle primarie del 30 aprile. Avrei voluto ci fossero altre regole e più tempo. Ma non mi sono opposto a quella data. È una data che significa molto. In quel giorno, 35 anni fa, venivano uccisi Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Ho avuto molte volte l’onore, in questi anni, di commemorare Pio La Torre. E accostandomi sempre più alla sua figura ho imparato che la lotta alla mafia era un momento di una battaglia più grande, per lo sviluppo economico e sociale, per la dignità e la democrazia. A condurla, con il popolo e nelle istituzioni, era un giovane figlio di braccianti, cresciuto in un sobborgo di Palermo, che sarebbe diventato un padre delle Repubblica. Diciamoci la verità. Nessun partito politico offrirebbe oggi a un giovane come Pio La Torre l’opportunità di condurre quelle battaglie. Nemmeno il Partito democratico. Per questo voglio cambiarlo, unirlo e ricostruirlo. Per questo il 30 aprile vorrei aprire una pagina nuova per il centrosinistra. Perché a quelle battaglie, oggi più che mai, non possiamo rinunciare.